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BEAUTY NEWS

La moda Primavera Estate 2020 esprime la sua energia attraverso le immagini dei brand, che traducono le loro passerelle in scatti d'autore. Divenute una consuetudine artistico-fotografica strettamente connessa all'estetica della moda, le campagne pubblicitarie presentano le nuove collezioni dei designer attraverso il punto di vista di un grande artista contemporaneo: un fotografo, una celebrità che incarna i l'essenza del marchio, uniti nell'intento di creare un prodotto che vada oltre la pubblicità. Per la Primavera Estate 2020, l'approccio è fresco e pieno di brio, come la stagione che descrive, palesando colori nuovi che sbocciano su capi e accessori, e trasmettendo uno spirito di rinnovamento, di libertà e un immancabile volontà di rinnovamento - di collezione in collezione, di primavera in primavera.

Campagne Pubblicitarie Moda Primavera Estate 2020 Guess

Paul Marciano dirige la nuova campagna Primavera Estate 2020 di Guess con una protagonista d’eccezione: Jennifer Lopez. Immortalata negli scatti della fotografa Tatiana Gerusova a Santa Monica, in California, la cantante e attrice si tramuta in una diva della Vecchia Hollywood, tra capelli arruffati, palme lussureggianti, e la poesia del bianco e nero. “Ogni volta che faccio una collaborazione, penso sempre a un personaggio che posso interpretare ed essere e ci siamo molto divertiti a farlo con questa campagna. Questa volta l’atmosfera è stata un mix tra una star del cinema italiano degli anni ’60, Madonna negli anni ’80 e Sophia Loren. È molto divertente entrare nel personaggio e farlo accadere. I vestiti e l’ambientazione del servizio fotografico hanno funzionato davvero bene insieme per dar vita a questa campagna”. – Jennifer Lopez

Press OfficeThomas Sabo

Per Thomas Sabo, la Primavera Estate 2020 sboccia in un giardino lussureggiante, dove fiori, piante, e ali delicate di libellule e colibrì si cristallizzano in attimi di argento. È uno spirito romantico quello che il brand infonde nei suoi gioielli, in charms e orologi che si ricalcano sul luogo simbolo dell’immaginario favolistico green. In colori pastello che sembrano estratti dai petali, e tinte arcobaleno che creano un legame fra cielo e terra, la collezione Thomas Sabo è presentata dalla cantante Rita Ora, donna che rappresenta a pieno l’essenza femminile, forte e sognatrice del brand.

Press OfficeLouis Vuitton Uomo

Louis Vuitton pianta il seme della coscienza ambientale nella sua campagna Primavera Estate 2020, reinterpretando il legame fra uomo e natura sulla base di principi etici, sociali e interculturali. Un rapporto che si basa sul reciproco rispetto e accettazione, sul lasciarsi fiorire a vicenda: Virgil Abloh, accanto ai fotografi Viviane Sassenleonce e Raphael Agbodjelou e ai registi Bafic e Hicham Lasri, sceglie petali e drappi di stoffa pastello per creare magnifici richiami con gli abiti della collezione, che grazie allo styling di Christine Centenera vanno a creare uno sfumarsi, un amalgama delle realtà che contraddistinguono l’essenza contemporanea di Louis Vuitton: eleganza, sostenibilità e umanità. Espressione dell’"Art of Travel" che caratterizza la maison, la nuova campagna scattata in Marocco abbatte le barriere socio-culturali per unire ogni individuo nella spontaneità del suo legame con la terra.

Press OfficeGucci

Alessandro Michele ha diretto Gucci verso la riscoperta del suo heritage e dei suoi capi d’archivio, riproponendo, stagione dopo stagione, capi e accessori simbolo della maison fiorentina. Per presentare la collezione Primavera Estate 2020, Gucci sceglie il suo emblema più distintivo, il totem arcaico sinonimo dell’identità e del DNA del marchio. Il cavallo e il mondo equestre sono protagonisti di una campagna firmata dal regista Yorgos Lanthimos, che offre una triade di possibilità estetiche: il cavallo come trasfigurazione dell’essere umano, l’incarnazione assoluta della libertà, l’essenza di un mondo antico e intriso di mitologia. Sulle note di Everybody’s Talkin’ di Harry Nilsson, un cast zoomorfo si muove nella suggestione dello Chateau Marmont di Los Angeles, arredato dal triplice design dei capi di Alessandro Michele, dal make up distintivo di Thomas De Kluyver e dall’hair style di Paul Hanlon: omnia tria divina sunt.

Dior

Un erbario tessile e trascendentale quello creato da Maria Grazia Chiuri nella collezione Primavera Estate 2020 di Dior. Un’estetica che riconduce la femminilità, il suo sbocciare misto di forza e delicatezza, alla varietà e alla bellezza del giardino, emblema di come l’armonia e l’equilibrio si raggiungano attraverso la diversità. La fotografa Brigitte Niedermair ritrae le modelle Selena Forrest e Ruth Bell nei capi della collezione, in un cromatismo leggero di azzurro, bianco e sabbia, codici di un’eleganza semplice e couture firmata Dior.

Press OfficeMaje

Maje guarda all’universo social e alla subcultura umoristico-satirica dei meme per la sua campagna Primavera Estate 2020 #MajeDoesMemes. L’idea di base è quella di reimmaginare i principi del pop, partendo da colori accesi e da silhouette sfacciate per creare immagini cariche di humor. Collaborando con la pagina di fashion meme Vogue Torfu, il brand usa l’immagine per trasmettere un messaggio di leggerezza e autoironia: per vivere bene, non bisogna prendersi troppo sul serio. Un’atmosfera urbana dinamica e vibrante, pregna delle tinte bold della collezione Maje, accoglie gli scatti di Tim Elkaïm, che immortala le modelle Fernanda Ly, Faith Lynch e Mag Cysewska tra giri in monopattino, conversazioni da ascensore, qualche sosta per comprare frutta di stagione, e un gelato color pastello che si scioglie al sole.

Giorgio Armani

La Primavera Estate 2020 di Giorgio Armani è il racconto intimo e radicato fra uomo e natura. I colori di Tenerife riportano ai primordi vulcanici della terra, con cromie arse e superfici rocciose che esaltando le tonalità delicate e terrigne delle creazioni Giorgio Armani. Protagonisti degli scatti di Viviane Sassen sono i modelli Pepe Barroso, Hao Yun Xiang, Julia Van Os e Katia Andre, che vengono illuminati da una luce calda e avvolgente, resa più intensa dall'azzurro terso del cielo, creando un’armonia unica di colori, texture ed eleganza.

Press OfficeEmporio Armani

L’estetica visionaria, psichedelica e stordente di una Singapore notturna è il setting prescelto per la campagna Primavera Estate 2020 di Emporio Armani, realizzata da Mario Sorrenti. Il dinamismo urbano, il caos puro e colorato delle luci della città si fondono alle superfici lucide degli abiti, in un continuo riflettersi di sfumature che si richiamano fra tessuti e geometrie. Amalgamati in questo tutt’uno cromatico sono i modelli Julian Schneyder, Dalibor Urosevic, Nina Marker, Anya lyagoshina e l’attore Hu Ge, testimonial per il mercato cinese e Asia Pacific.

Press OfficeA|X Armani Exchange

Il paesaggio metropolita di Los Angeles accoglie le creazioni Primavera Estate 2020 di A|X Armani Exchange, con scene di vita urbana immortalate dal fotografo Simon Eeles. Un richiamo alle subculture street della città delle palme, dove i muri sono tele d’artista riempite di immaginazione multiforme, e dove ogni individuo è un totem, un paesaggio vivente di se stesso. Strade spavalde, vecchi edifici che mantengono il loro impassibile orgoglio, e tetti che stabiliscono un dialogo con l’indaco del cielo californiano, sono il luogo dove Dylan Jagger Lee, Will Peltz, Cailin Russo, il duo pop Bloom Twins e Ouyang Nana portano la loro attitudine irriverente, enfatizzata dai capi A|X Armani Exchange.

Press OfficeFendi Menswear

Il rapporto fra uomo e natura è protagonista della campagna per il menswear Fendi Primavera Estate 2020, creata da Luca Guadagnino. Il regista italiano sceglie una cornice bucolica, Bagnoli di Sopra vicino a Padova in Veneto, per realizzare immagini en plain air dove i colori e le texture terrose del giardino richiamano le tonalità verdi, beige e marroni della collezione creata da Silvia Venturini Fendi, suggerendo il pragmatismo e la funzionalità dell’arte del giardino che impone all’uomo la comodità.

Salvatore Ferragamo

Salvatore Ferragamo si avvale del talento creativo della fotografa Harley Weir e del coreografo Eric Christison per realizzare una campagna Primavera Estate 2020 all'insegna di allegria e libertà. Immagini dense di luminosità esprimono il dinamismo della collezione creata dal direttore creativo Paul Andrew, mix di tradizione artigianale e tendenze contemporanee. I modelli Malgosia Bela, Abby Champion, Sora Choi, Alpha Dia e David Kammenos, con styling di Jodie Barnes, trasmettono la sensazione di calore e leggerezza caratteristico dell’estate: “l’obiettivo era anche quello di cogliere tutta l’allegria di una piacevole avventura estiva tra amici” afferma Paul Andrew. “La campagna accende i riflettori su prodotti che saranno protagonisti della prossima stagione, come la décolleté Viva, la borsa Trifolio e capi in crochet realizzati rigorosamente a mano.”

Prada Menswear

Il menswear di Prada per la Primavera Estate 2020 sceglie una campagna atipica e semanticamente articolata, usando il nome del brand per creare acronimi che esprimano la poliedricità dell'uomo moderno. Non esiste una definizione singola per descrivere l'individualità, e il direttore creativo Ferdinando Verderi vuole trasmettere questo principio di evoluzione, cambiamento, e a tratti di contraddizione, attraverso l'unione sempre prolifica di immagini e parole. Fotografati da David Sims a Los Angeles, il musicista Frank Ocean, l’attore Austin Butler e il regista, sceneggiatore e produttore Nicolas Winding Refn, raccontano loro stessi e le diverse identità dell'uomo Prada attraverso testi di canzoni, parti di copioni, offrendo una panoramica varia e molteplice di loro stessi e del brand. Andando oltre il linguaggio e la visualità per sfociare in un'analisi antropologica, la campagna Prada è l'espressione di una modernità che rifiuta le etichette per definire al meglio, e in piena libertà, il suo essere.

Press OfficeMichael Kors Collection

Michael Kors Collection sceglie il duo di fotografi danesi Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin per realizzare la campagna Primavera Estate 2020 del brand. Omaggio alla cultura elitaria e meravigliosamente chic di Beverly Hills, gli scatti immortalano le modelle Ugbad Abdi e Rianne Van Rompaey con abiti e accessori che incarnano la definizione di American Style: essenziale, rigoroso, e creativo al punto giusto. Ogni immagine fa risaltare un principio di sartorialità: i tagli rigorosi dei cappotti, il motivo plaid e i colori neutri sono gli ingredienti principali del lusso languido di Michael Kors.

Press OfficeLouis Vuitton

Louis Vuitton crea un'atmosfera sognante da Belle Époque per riflettere la collezione Primavera Estate 2020 creata da Nicolas Ghesquière. Attraverso l'obiettivo di Collier Schorr, il Park Lane Hotel di Londra si trasforma in una realtà surreale: vengono colti attimi di vita, ricchi di un senso di romanticismo e audacia che si esprimono colori accesi e nel contrasto di luce e buio. L'art Déco della location sembra riflettersi negli abiti, nei loro colori e texture luminose che alternano vivido sequin a intrecci di lana. Volti della campagna sono Emma Stone, ambasciatrice della maison, e l'attrice Zhong Chuxi.

Press OfficeGiuseppe Zanotti

Giuseppe Zanotti presenta la sua collezione Primavera Estate 2020 in una campagna dai colori intensi e vividi, creando un contrasto perfetto fra la fluidità del setting e le creazioni strutturate e architettoniche del brand. “Per la P.E. 2020, volevo creare qualcosa di completamente nuovo dal punto di vista stilistico,” afferma Giuseppe Zanotti. “Questa campagna esprime il mio ethos della bellezza e della forza; dello stile e dell’artigianalità.” In un perfetto equilibrio di delicatezza e aggressività, l'immagine ideale di femminilità del brand emerge in tutta la sua bellezza sofisticata.

Press OfficeAlberta Ferretti

Colori e ombre si alternano nella campagna Primavera Estate 2020 di Alberta Ferretti, che sceglie un cromatismo di elementi dal rosso fuoco al celeste ghiacciato in fotografie dal sapore pittorico. Con i volti di Adut Akech e Vittoria Ceretti, gli scatti si susseguono in un'altalena di chiaroscuri, che illuminano gli abiti e i volti, o ne eclissano i dettagli per far emergere solo i contorni. Bohémien e romantica, l'estetica del brand si ritrova in grafiche piene di energia e colore.

Alberta Ferhttps://compass-media.vogue.it/photos/5e149828f06d2e0009887046/master/pass/Alberta%20Ferretti%20Adv%20Campaign%20SS2020%20(5).jpg?timestamp=1578407990058retti Adv Campaign SS2020 (5).jpgPress OfficeJil Sander

Jil Sander si ispira ai colori e alle texture urbane per la sua campagna Primavera Estate 2020. Strati di storia che si mescolano a quelli del cemento, in sfumature neutre che sfociano nella luminosità dorata del Barocco siciliano. Una sinfonia di opposti, dall'eccesso al minimalismo, dal cielo al mare, dal bianco al nero, che si condensa nelle note visive degli scatti di Olivier Kervern, che in poche foto rappresenta le sottili arti di analogia e contrasti. Esprimendo a pieno l'estetica fluida e il senso di astrattismo e bellezza surreale caratteristico dei direttori creativi Lucie e Luke Meier, la campagna Jil Sander è un ritratto della modernità che ritrova se stessa in un arcaismo di forma.

Press OfficeGucci

Gucci celebra il Capodanno Cinese con una capsule collection dedicata all'Anno del Topo. Immagine della collezione è Mickey Mouse, da sempre fra i personaggi cult scelti da Alessandro Michele per le creazioni della maison fiorentina, che per l'occasione si declina su abiti e accessori in versioni coloratissime, riprodotto fedelmente nella grafica originale mediante una tecnica di stampa digitale ad alta definizione. Elemento chiave della collezione è il tessuto Mini GG Supreme con stampa Mickey Mouse, che compare su borse, scarpe e piccola pelletteria. Setting prescelto per la campagna è Disneyland, magica cornice che racchiude l'immaginario favolistico di Gucci realizzata dal fotografo e regista Harmony Korine, che vede come protagonisti l'attrice Ni Ni, l’attore Earl Cave e la designer, stylist e poetessa Zoë Bleu, alle prese con una giornata di divertimenti a fianco del mitico personaggio Disney. Il video ideato per la campagna e girato al Disneyland Resort in California è stato seguito dal direttore creativo Alessandro Michele, che ne ha curato lo styling, con art direction di Christopher Simmonds e fotografia di Harmony Korine. Il beauty è affidato dall'hair stylist Alex Brownsell e ai make up artist Thomas de Kluyver e Gao Jian, responsabile del trucco dell'attrice Ni Ni.

Pinko

Una donna forte e indipendente, che non ha paura di liberare la sua creatività personale ed esprimerla nella vita e nell'abbigliamento. Questo è l'ideale Pinko, che sceglie Lily Aldridge come volto della sua campagna Primavera Estate 2020. “Abbiamo scelto Lily perché rappresenta perfettamente la donna Pinko”, spiega Caterina Negra, image director di Pinko, “è elegante, sofisticata, ha un approccio moderno. Si muove su più fronti senza dover rinunciare a priori a qualcosa. Colpisce raccontando la sua vita divisa tra tante esperienze come richiede il mondo di oggi”.

Press OfficeEtro

Etro presenta la campagna 'We are all nomads': un progetto narrativo che parla di valori autentici e profondamente umani. Incentrati su un ideale di libertà, gli scatti si snodano a bordo di un veliero - il vento in poppa che ondeggia su leggerissimi drappi di tessuto paisley - simbolo di viaggio, ma anche di tradizione artigiana, un inno all'avventura senza dimenticare le radici, la famiglia. Con immagini in bianco e nero affiancate a scatti ricchi di colore illuminati da luce naturale, la campagna per la collezione Primavera Estate 2020 di Etro ha protagonisti d'eccezione, come Lauren Hutton, Karen Elson, James Turlington e Alton Mason.

Press OfficeGiada

Giada sceglie Paolo Roversi per scattare le pose fluide di Saskia de Brauw, che indossa abiti dall'essenza antropomorfa modellati sulla gestualità delle mani. Colori terrigni, dipinti a mano, che dal beige si scuriscono in pennellate terracotta, caratterizzano la collezione Primavera Estate 2020 di Giada.

Press OfficeErmanno Scervino

Ermanno Scervino presenta la sua collezione primavera estate 2020 attraverso una serie di scatti di Luigi & Iango. Protagonista è Kate Moss, che incarna l'ideale di femminilità bohémien cara alla maison toscana. "Per me lei è sempre stata un’icona della moda" ha dichiarato il designer Ermanno Scervino. La campagna è interamente fotografata in studio e in bianco e nero.

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Primavera Estate 2020: le pubblicità moda più belle
GuessPress OfficeGuessPress OfficeGuessPress OfficeThomas SaboPress OfficeThomas SaboPress OfficeThomas SaboPress OfficeLouis Vuitton UomoPress OfficeLouis Vuitton UomoPress OfficeLouis Vuitton UomoPress OfficeGucciPress OfficeGucciPress OfficeGucciPress OfficeDiorPress OfficeDiorPress OfficeMajePress OfficeMajePress OfficeMajePress OfficeGiorgio ArmaniPress OfficeGiorgio ArmaniPress OfficeGiorgio Armani EyewearPress OfficeEmporio ArmaniPress OfficeEmporio ArmaniPress OfficeEmporio Armani EyewearPress OfficeFendi MenswearPress OfficeSalvatore FerragamoPress OfficeSalvatore FerragamoPress OfficeSalvatore FerragamoPress OfficePrada MenswearPress OfficePrada MenswearPress OfficePrada MenswearPress OfficeMichael Kors CollectionPress OfficeLouis VuittonPress OfficeLouis VuittonPress OfficeLouis VuittonPress OfficeGiuseppe ZanottiPress OfficeGiuseppe ZanottiPress OfficeGiuseppe ZanottiPress OfficeJil SanderJil SanderJil SanderAlberta FerrettiAlberta FerrettiAlberta FerrettiGucciPress OfficeGucciPress OfficeGucciPress OfficePinkoPress OfficePinkoPress OfficePinkoPress OfficeErmanno ScervinoPress OfficeErmanno ScervinoPress OfficeErmanno ScervinoPress OfficeEtroPress OfficeEtroPress OfficeEtroPress OfficeGiadaPress OfficeGiadaPress OfficeGiadaPress Office


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Emilia Clarke come Sarah Jessica Parker. Se la seconda sarà sempre Carrie Bradshaw, la prima occuperà sempre un posto nel nostro cuore come Daenerys Targaryen, AKA la Madre dei Draghi di Game of Thrones. Non fraintendeteci: questo non è affatto un male, ma bisogna considerare che Emilia sia anche molto di più. Un esempio su tutti: nel marzo del 2019 - superato un grave problema di salute che l’ha costretta a casa per alcuni mesi - Clarke ha lanciato SAMEYOU, una charity che fornisce assistenza e cure innovative ai giovani adulti che hanno subito lesioni celebrali o avuto un ictus.

E sullo schermo, come nella vita, Emilia dimostra forza e audacia, ironia e irriverenza: nella vita, a differenza di Khaleesi, ride molto di più. Una grazia d'animo riconosciuta e che oggi le "regala" un primato assoluto.

Non era mai successo infatti che Clinique, marchio fra i leader mondiali nel campo dello skincare e del make-up, nominasse una Global Brand Ambassador. Un ruolo che, ça va sans dire, oggi sarà ricoperto proprio da Emilia Clarke.

Emilia Clarke Global Brand Ambassador di CliniqueS20_TT_ID_BBGEL_TOWER_SHOT3A_GL_176_EXT_JELLY_v5_QC_R300_EXT_RGB_4X5.tif
Emilia Clarke Global Brand Ambassador di Clinique
Solve Sundsbo

E, per celebrare le mille sfaccettature dell'attrice, la prima campagna skincare che la vedrà protagonista è dedicata a Clinique iD. In abbinamento con Clinique iD Dramatically DifferentTM Moisturizing BB-Gel, questa collezione offre la possibilità di ottenere fino a 20 combinazioni diverse di base + booster che consentono a ognuno di creare la propria miscela personalizzata per idratare e trattare le esigenze specifiche della pelle.

“Clinique si è da sempre schierata dalla parte delle donne per renderle consapevoli del fatto che una bella pelle può essere creata”, afferma Jane Lauder, Clinique Global Brand President. “Abbiamo scelto Emilia perché è una persona che sta bene nella propria pelle, una donna positiva e poliedrica, in continua evoluzione, al pari delle sue necessità in tema di skincare. Inoltre, altrettanto fondamentale per noi, Emilia è un’autentica fan di Clinique che usa da sempre i nostri prodotti. Grazie alla sua spiccata personalità, Emilia ci aiuterà a ispirare le clienti a intraprendere un viaggio di cura della pelle, originale e personalizzato”.

"Sono davvero orgogliosa del mio impegno come Global Brand Ambassador di Clinique. È un brand che uso da sempre, attento alla cura della pelle e alle esigenze di ogni donna. Entrare a far parte di questa famiglia è un vero onore. Adoro la fiducia e la felicità che Clinique sa ispirare con i suoi prodotti”, afferma Emilia Clarke. “Clinique non è solo un classico intramontabile: mi rende orgogliosa poter collaborare con un brand che promuove l’inclusione, da sempre impegnato nel voler aiutare le persone a ottenere una pelle stupenda – qualunque siano le loro problematiche o necessità”.

Potete seguire Emilia nel suo viaggio su @cliniqueitalia con l’hashtag #IDYourself per vedere i video del dietro le quinte. E per scoprire di più su Clinique e su Emilia Clarke, visitate il nostro sito www.cliniqueitaly.it



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La moda uomo 2020 ha già la sua protagonista: la borsa Chiquito di Jacquemus. Fra gli accessori più determinanti dello scorso decennio, punto di partenza del trend delle micro bag, è presentata per la prima volta in versione maschile con un post Instagram

La Chiquito di Jacquemus ha sconvolto lo stereotipo delle borse femminili, viste come un vaso di Pandora in cui si poteva trovare qualsiasi cosa. Le dimensioni oversize, la morbidezza dei materiali e l'infinita capienza spariscono nella mente di Simon Porte Jacquemus, il designer che sembra aver cambiato per sempre l'universo degli accessori minimizzandone contorni e superfici.

Si riscopre l'essenzialità della forma, ma al tempo stesso si punta sul superfluo, su quell'oggetto che viene stravolto e che perde la sua funzione principale - nella Chiquito, ci sta a malapena un rossetto. Oggi, Jacquemus trasporta la sua creazione più iconica nell'universo maschile presentandola con un post su Instagram, e che vedremo sfilare in passerella durante lo show menswear autunno inverno 2020 2021 a Parigi. In un'elegante sfumatura verde militare declinata su liscia pelle, la Chiquito sostituisce la sottile tracolla di pelle originale con una larga e di tessuto e con ganci di metallo argentato.

Se è vero che le icone sono tali perché non perdono mai il loro fascino e continuano a essere desiderate, si può già tranquillamente affermare che la Chiquito sarà un accessorio sold out della moda uomo 2020.

L'immagine di copertina e le foto inserite nell'articolo sono state tratte dal profilo Instagram ufficiale del brand @jacquemus

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Testo di Hettie Judah

Sono anni che auspichiamo una maggiore rappresentazione delle donne nell’arte, e sembra che, finalmente, nel 2020 molti musei ci accontenteranno. Da Yayoi Kusama ad Alice Neel, da Zanele Muholi ad Artemisia Gentileschi, passando per Cao Fei e Marina Abramović, avremo l’opportunità di vedere mostre bellissime e interessanti in giro per il mondo, dopo decenni, e in qualche caso secoli, di attesa.

Ma è anche la mascolinità dell’uomo moderno che viene indagata in tutte le sue tante sfaccettature a Londra e Berlino, mentre il Guggenheim di New York si pone interessanti interrogativi sugli ambienti naturali e artificiali.

Fra le nuove gallerie che apriranno nel 2020 segnaliamo la monumentale GES-2 a Mosca, progettata da Renzo Piano, e la Bourse de Commerce di Tadao Ando a Parigi. Quest’anno ci saranno anche le biennali di Sydney, San Paolo, Helsinki e Marsiglia, a cui si aggiungono le triennali di Yokohama New Orleans. Marrakech sarà invece la prima Capitale Africana della Cultura, dando avvio a una nuova tradizione. 

Ecco le mostre da non perdere nel 2020 (e per cui vale la pena fare il giro del mondo):

1. Betye Saar

«Non riesco più a separare i miei lavori fra loro, dicendo che un’opera parla dell’occulto, e un’altra di sciamanesimo, o di questa e quell’altra cosa…Sono un tutto unico, è semplicemente il mio lavoro», aveva detto una volta Betye Saar. L’artista, oggi ultranovantenne, è diventata maggiorenne nel bel mezzo delle lotte per i diritti civili negli USA. I suoi assemblage parlano di magia e poteri soprannaturali, ma Saar sa essere anche molto concreta: nell’opera The Liberation of Aunt Jemima (1972) la caricatura del personaggio ritratto è armata di fucile e granata. Fino al 4 gennaio, MoMA, New York, USA Fino al 5 aprile, LACMA, Los Angeles, USA Dal 22 aprile al 26 luglio, Museo Ludwig, Colonia, Germania Dal 1° dicembre al 14 marzo, ICA Miami, Miami, USA

Betye Saar, The Edge of Ethics, 2010, Mixed media assemblage. Courtesy of the artist and Roberts Projects, Los Angeles, © Betye SaarEX.8646.30
Betye Saar, The Edge of Ethics, 2010, Mixed media assemblage. Courtesy of the artist and Roberts Projects, Los Angeles, © Betye Saar
Museum Associates/ LACMA2. L’anno di Jan van Eyck 

In realtà l’anno più importante di Van Eyck era stato il 1432, quando Jan e suo fratello Hubert avevano esibito l’Adorazione dell’agnello mistico, una magnifica opera, rivoluzionaria per i suoi tempi, composta da 24 pannelli. Questo capolavoro dell’arte europea è stata danneggiata, bruciata, fatta a pezzi, svenduta, saccheggiata e contesa. Sia Adolf Hitler che Hermann Göring ci avevano messo gli occhi addosso, e l’opera di conseguenza è rimasta per quasi tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale nascosta in una salina. Nel 2012 è iniziato il restauro, pannello dopo pannello, e sarà esposta per la prima e unica volta, nell’ambito di una mostra dedicata a Van Eyck, prima di tornare nella sua sede originale, la Cattedrale di St. Bavo, a Ghent. Per celebrare l’evento, altre location in tutta la città presenteranno opere d’arte tardo-medievale. Van Eyck: An Optical Revolution, dal 1° febbraio al 30 aprile, Museum of Fine Arts, Ghent, Belgio

3. Marrakech, Capitale della Cultura Africana

A partire da febbraio, in concomitanza con la 1-54 Contemporary African Art Fair, varie location in tutta la città millenaria ospiteranno opere ed eventi. Segnaliamo in particolare la mostra a tema ambientale Have You Seen A Horizon Lately? al Museum of African Contemporary Art Al Maaden (MACAAL) e una nuova iniziativa organizzata dalla piattaforma di fotografia africana Black Shade Projects.  1-54 Contemporary African Art Fair, La Mamounia, preview per addetti ai lavori 20-21 febbraio, apertura al pubblico 22-23 febbraio Have You Seen A Horizon Lately? MACAAL, apre il 25 febbraio Black Shade Projects, apre a febbraio 

Have You Seen A Horizon Lately. Akira Ikezoe, Coconut Heads around the Ceramic Studio, 2019. Oil on canvas, 157x127cm
Have You Seen A Horizon Lately. Akira Ikezoe, Coconut Heads around the Ceramic Studio, 2019. Oil on canvas, 157x127cm
Image courtesy of the artist and Proyectos Ultravioleta gallery4. Masculinities: Liberation through Photography 

La complessità della mascolinità dell’uomo moderno, dagli Anni '60 a oggi, viene esplorata attraverso il cinema e la fotografia in questa ricchissima mostra, che affronta con delicatezza tematiche come l’identità queer, il corpo, il potere e il patriarcato black, la percezione dell’uomo da parte della donna, le tipologie di mascolinità tossica, la paternità e la famiglia, grazie a 300 opere di 50 artisti, fra cui Richard Avedon, Peter Hujar, Isaac Julien, Rotimi Fani-Kayode, Robert Mapplethorpe e Catherine Opie. Dal 20 febbraio al 17 maggio, Barbican Art Gallery, Londra, UK Dal 16 ottobre al 10 gennaio 2021, Gropius Bau, Berlino, Germania

Masculinities: Liberation through Photography. Adi Nes
Untitled, from the series Soldiers, 1999. Courtesy Adi Nes & Praz-Delavallade Paris, Los Angeles
Masculinities: Liberation through Photography. Adi Nes Untitled, from the series Soldiers, 1999. Courtesy Adi Nes & Praz-Delavallade Paris, Los Angeles
5. Countryside, The Future

Rem Koolhaas e il suo studio di architetti-filosofi OMA prendono in considerazione il 98% della Terra non occupato da città e si domandano quale sarà il loro futuro, o meglio, cosa ha in serbo il futuro per noi. I dipartimenti di ricerca in USA, in Cina, nei Paesi Bassi e in Kenya hanno tutti contribuito con i loro progetti a questo vivace dibattito sulla società e sull’ambiente. Dal 20 febbraio al 14 agosto, Solomon R Guggenheim Museum, New York, USA 

6. Cao Fei

Cao Fei è un’osservatrice del cambiamento sociale che utilizza il video, la fotografia e il mondo online per immortalare le trasformazioni che avvengono in Cina. Nel film Haze and Fog rivisita un film di zombie e lo trasforma in critica sociale; RMB City è una comunità artistica virtuale nel mondo online di Second Life, guidata dal suo avatar China Tracy; per Rumba II: Nomad ha liberato dei robot aspirapolvere in un cantiere edile di Pechino. Tutte le opere si pongono domande pressanti sulla tecnologia e sulla vita moderna. Dal 4 marzo al 17 maggio, Serpentine Gallery, Londra, UK Dal 26 settembre al 27 dicembre, UCCA, Pechino, Cina

Cao Fei, Nova, 2019, Video, 109’. Courtesy the artist, Vitamin Creative Space and Sprüth Magers
Cao Fei, Nova, 2019, Video, 109’. Courtesy the artist, Vitamin Creative Space and Sprüth Magers
7. Aubrey Beardsley 

L’illustratore britannico è scomparso a soli 25 anni ma lo stile dei disegni a inchiostro che ha realizzato nella sua breve esistenza è inconfondibile: sensuali, sinuosi e ornamentali, sono l’immagine della decadenza di fine secolo. Dal 4 marzo al 25 maggio, Tate Britain, Londra, UK  Dal 15 giugno al 13 settembre, Musée d’Orsay, Parigi, Francia

Frederick Evans 1853-1943
. Portrait of Aubrey Beardsley 1893. Photo-etching and platinum print on paper. Wilson Centre for Photography
Frederick Evans 1853-1943 . Portrait of Aubrey Beardsley 1893. Photo-etching and platinum print on paper. Wilson Centre for Photography
Frederick Evans/Wilson Centre for Photography8. Carl Craig: Party/Afterparty 

Il leggendario DJ techno ha lavorato 5 anni con l’Hudson River Museum di New York per creare un’installazione nei sotterranei dell’edificio industriale che evoca lo spirito della festa ma anche del “down” dopo il party. Dal 6 marzo al 7 settembre, Dia:Beacon, New York, USA

9. Bright Young Things di Cecil Beaton

Gli abbaglianti Anni '20 e '30 nel bel mondo londinese sono stati rievocati in tutta la sua illusione e glamour dal fotografo Cecil Beaton. Un beniamino lui stesso di quel bel mondo, Beaton aveva costruito la sua visione della bella gente immortalata in una recita apparentemente infinita, un tipo di immagine che influenza ancora oggi la fotografie di Vogue.  Dal 12 marzo al 7 giugno, National Portrait Gallery, Londra, UK

Cecil Beaton Bright Young Things. Baba Beaton as Heloise in Great Lovers Pageant, by Cecil Beaton, 1925
Cecil Beaton Bright Young Things. Baba Beaton as Heloise in Great Lovers Pageant, by Cecil Beaton, 1925
National Portrait Gallery London10. Studio 54: Night Magic 

Era il 1977 e New York aveva bisogno di divertirsi, la città era sull’orlo del collasso economico e lo Studio 54 aveva pronta la soluzione. Il nightclub fin dagli esordi ambiva a diventare leggenda: ricordate quella famosa foto di Bianca Jagger che entra in pista su un cavallo bianco? Era il party che Halston aveva organizzato per lei allo Studio 54. «La chiave del successo dello Studio 54 è questa: dittatura all’entrata, democrazia in pista», aveva detto Andy Warhol. Il locale venne chiuso per frode fiscale, ma lo Studio 54 finì i suoi giorni nel 1980 con un party epico, intitolato The End of Modern-Day Gomorrah. Dal 13 marzo al 5 luglio, Brooklyn Museum, New York, USA

Studio 54: Night Magic. Halston's disco bash at Studio 54, New York, USA - 12 Dec 1977. Pat Cleveland on the dance floor during Halston's disco bash at 'Studio 54'.7552849a
Studio 54: Night Magic. Halston's disco bash at Studio 54, New York, USA - 12 Dec 1977. Pat Cleveland on the dance floor during Halston's disco bash at 'Studio 54'.
Guy Marineau/Shutterstock11. NIRIN: 22ma Biennale di Sydney

Nirin significa "bordo" nella lingua della popolazione aborigena Wiradjuri, a cui appartiene l’artista australiano Brook Andrew, direttore artistico della 22ma Biennale di Sydney. L’artista ha curato un programma incentrato sugli artisti e sulle Prime Nazioni che esplora i timori del passato, e crede che «gli artisti e i creativi hanno il potere di risolvere, guarire, scomporre e immaginare trasformazioni future per riparare il mondo». I 98 partecipanti sono un mix politicamente molto interessante, fra di essi Anna Boghiguian, Mohamed Bourouissa, Lawrence Abu Hamdan e Arthur Jafa. Dal 14 marzo all’8 giugno, Sydney, Australia

12. Huguette Caland 

Huguette Caland, recentemente scomparsa, era una pittrice estremamente sensuale che creava dipinti molto intimi di parti del corpo, ma creava anche magnifici costumi e abiti. Dopo la morte, avvenuta nel settembre 2019, l’artista libanese viene ricordata con una personale al Mathaf Arab Museum of Modern Art di Doha. Dal 24 marzo al 26 agosto, Mathaf Arab Museum of Modern Art, Doha, Qatar 

13. Niki de Saint Phalle 

Niki de Saint Phalle replicava al machismo del mondo dell’arte con tele e sculture su cui faceva esplodere palloncini pieni di vernice, perché «sanguinassero». Le sue sculture successive, le Nana, erano gioiose figure femminili dal ventre gravido, e nella più grande è possibile camminarci dentro, entrando nella vagina e cenando in un milk bar situato all’interno di un seno. Dal 5 aprile al 7 settembre, MoMA PS1, New York, USA

14. Artemisia Gentileschi 

L’artista donna più famosa del 17° secolo, Artemisia Gentileschi era nata a Roma e aveva studiato con il padre, l’artista Orazio. Fu la prima donna a entrare all’ Accademia delle Arti del Disegno di Firenze e aveva sfidato molti pregiudizi per raggiungere il successo. Questa è la prima mostra importante delle sue opere in Gran Bretagna dopo l’acquisto da parte della National Gallery del suo meraviglioso Autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria (1615–17).  Dal 6 aprile al 26 luglio, National Gallery, Londra, UK

15. Zanele Muholi 

Zanele Muholi per anni ha dipinto persone della comunità LBGTQ+ in Sud Africa. Focalizzandosi sulla bellezza del soggetto fotografato, e per un attimo dimentichiamo la sua esistenza precaria spesso e violenta. Più di recente l’intensa serie di autoritratti Somnyama Ngonyama – Hail the Dark Lioness ci mostra Muholi incoronata e avvolta in abiti eleganti che evocano la complessa e composita identità delle donne black in Sud Africa. «Volevo usare il mio volto, così che le persone potessero ricordare sempre quanto sia importante il nostro volto di persone black nel confronto con gli altri», ha detto Muholi. «Perché questo volto black sia riconosciuto come appartenente a un essere che è per suo diritto pensante e sensibile». Dal 29 aprile al 18 ottobre, Tate Modern, Londra, UK Dal 4 novembre al 14 febbraio, Maison Européenne de la Photographie, Parigi, Francia Marzo-luglio 2021, Gropius Bau, Berlino, Germania Ottobre 2021 - marzo 2022, Bildmuseet, Umeå, Svezia

Zanele Muholi (b.1972)
. Julie I, Parktown, Johannesburg 2016
. Photograph, gelatin silver print on paper
660 x 1000 mm. Courtesy of the Artist and Stevenson, Cape Town/Johannesburg and Yancey Richardson, New York
© Zanele Muholi
Zanele Muholi (b.1972) . Julie I, Parktown, Johannesburg 2016 . Photograph, gelatin silver print on paper 660 x 1000 mm. Courtesy of the Artist and Stevenson, Cape Town/Johannesburg and Yancey Richardson, New York © Zanele Muholi
16. Munch Museum, Oslo, Norvegia

Uno dei più grandi musei dedicati al lavoro di un unico artista, un archivio di 28.000 opere di Edvard Munch ha una nuova casa, il Munch Museum, un edificio “pendente” di oltre 13 piani progettato da Estudio Herreros dalla facciata di alluminio perforato, che offre molto spazio anche agli artisti ospiti. La prima mostra sarà infatti dedicata a Tracey Emin, grande ammiratrice di Munch, che sarà presente nella galleria delle mostre temporanee prima di ritrovarsi faccia a faccia con l’espressionista di Oslo alla Royal Academy di Londra.  Apre a maggio

17. Lynette Yiadom-Boakye 

La pittrice britannica crea opere suggestive intense che sembrano ritratti, immortalando figure black in momenti di incontro, contemplazione o intimità, con i soggetti che spesso riappaiono, come se venissero ritratti in periodi diversi delle loro vite. La mostra alla Tate è la più grande a lei dedicata finora, e comprende 80 delle tele realizzate dal 2003 a oggi. Dal 19 maggio al 31 agosto, Tate Britain, Londra, UK

Lynette Yiadom-Boakye,
Tie the Temptress to the Trojan 2018.
Collection of Michael Bertrand, Toronto
© Courtesy of Lynette Yiadom-Boakye
Lynette Yiadom-Boakye, Tie the Temptress to the Trojan 2018. Collection of Michael Bertrand, Toronto © Courtesy of Lynette Yiadom-Boakye
Marcus J Leith18. Manifesta 13

Questa edizione della biennale europea itinerante prende spunto dal calciatore Zinedine Zidane e dal complesso senso di identità che presenta la sua città natale: «Ogni giorno penso da dove vengo, e sono sempre orgoglioso di essere quello che sono: prima, un cabilo de La Castellane, poi un algerino di Marsiglia, poi un francese». La biennale presenterà una serie di artisti di spicco che esplorano temi come l’identità e la solidarietà, in location situate nell’affascinante e storica città portuale. Dal 7 giugno al 1° novembre, Marsiglia, Francia

19. Alice Neel 

Dallo studio nella sua casa di Harlem, Alice Neel ha immortalato nei suoi dipinti la vita della metà del 20esimo secolo: bambini che venivano a bussare alla sua porta, intellettuali, scrittori, ballerine, piccoli gangster, attiviste, donne incinte. Dipingeva tutti con grande tenerezza e umorismo: i suoi ritratti catturano un luogo e un momento preciso, ma esprimono anche l’urgenza di Neel di interagire e connettersi a tutti coloro che entravano nella sua orbita. Dal 10 giugno al 24 agosto, Centre Pompidou, Parigi, Francia

Alice Neel nel 1980534082530
Alice Neel nel 1980
Getty Images20. Biennale di Helsinki 2020, Finlandia

«Quello che rende unica la Biennale di Helsinki è la fantastica location di Vallisaari - un’isola che si raggiunge in barca dalla città in pochissimo tempo», spiega Maija Tanninen-Mattila, direttrice della Biennale. «La storia militare dell’isola, la bellissima flora e fauna, tutto contribuisce a creare un contesto molto speciale per l’arte. Fondendo questi due elementi - la natura e il patrimonio urbano - speriamo che i nostro approccio alla mostra non solo possa rafforzare il legame dei visitatori con l’arte, ma anche con la natura». Tanninen-Mattila predilige la qualità sulla quantità: fra gli artisti in mostra segnaliamo Katharina Grosse, Hanna Tuulikki e Paweł Althamer. Sarà una biennale magica. Dal 12 giugno al 27 settembre

21. Bourse de Commerce: collezione Pinault, Parigi, Francia

«Mi piacerebbe che la Bourse de Commerce diventi un luogo dove presentare l’arte di oggi», ha dichiarato François Pinault. Il fondatore del Gruppo Kering ha accumulato una collezione personale di circa 5.000 opere d’arte e la sua volontà di ospitarle a Parigi si è tramutata in una saga che dura da vent’anni. L’architetto giapponese Tadao Ando è stato incaricato di trasformare questa rotonda del 19° secolo nel tempio dell’arte del 21° secolo. Apre a metà giugno

22. Afterglow: Triennale di Yokohama

Afterglow: come il puntino bianco che scompare dallo schermo di un vecchio televisore, o il bagliore fosforescente nel mare profondo, o il fulgore tossico che segue un’esplosione, questa edizione della Triennale di Yokohama è diretta dal Raqs Media Collective, un gruppo di artisti nato a Nuova Delhi nel 1992. In mostra vigorose “evoluzioni” intellettuali, proprio come le prodezze ginniche che si terranno poche miglia a nord di Tokyo. Dal 3 luglio all’11 ottobre, Yokohama Museum of Art, Yokohama, Giappone 

23. GES-2, Mosca, Russia

«Quella di lanciare GES-2 è un’idea che mi assilla da quasi due anni», dice Teresa Iarocci Mavica, direttrice e cofondatrice (con Leonid Mikhelson) della V-A-C Foundation per l’arte contemporanea. GES-2 è la nuova casa della fondazione, una centrale elettrica in disuso sull’isola di Balchug, nel centro di Mosca. «Per me, c’era qualcosa di sbagliato nel pensare che un giorno avremmo "inaugurato un edificio", sembrava una cosa troppo privata e fuori moda. Uno spazio diventa pubblico quando le persone vengono invitate a farne parte e quello pubblico dovrebbe essere uno spazio in cui si possono far vedere le proprie emozioni. Quindi era chiaro che non saremmo dovuti essere noi i primi a occupare lo spazio, ma che avremmo dovuto darlo a un artista che lo avrebbe reso "proprio"». Per questo motivo ad aprire il nuovo museo è stato invitato l’artista islandese Ragnar Kjartansson, che Mavica considera «il più russo degli artisti non russi», per realizzare un progetto site-specific di forte impatto in scala «Tolstoiana», come dice l’artista stesso. Apre a settembre

24. Yayoi Kusama 

La più grande mostra dedicata all’artista giapponese apre a Berlino in autunno, e comprenderà le sue prime sculture, gli ambienti specchiati realizzati nel periodo newyorchese e avant-garde di Kusama, i grandi dipinti con reti grafiche, e un’esplosione di pois.  Dal 4 settembre al 17 gennaio, Gropius Bau, Berlino, Germania Da aprile 2021, Museum Ludwig, Colonia, Germania Da ottobre 2021, Fondation Beyeler, Basilea, Svizzera 

25. Though It’s Dark, Still I Sing: la 34a Biennale di San Paolo, Brasile

«La Biennale prende il via con una serie di mostre ed eventi che anticiperanno in parte le tematiche che verranno approfondite dall’esibizione principale, che inaugura a settembre», spiega il curatore, l’italiano Jacopo Crivelli Visconti. A partire da febbraio il Padiglione della Biennale progettato da Oscar Niemeyer ospiterà mostre personali e performance, con un’attenzione particolare per gli artisti brasiliani e latinoamericani e anche per la massiccia migrazione africana. «In generale la 34esima Biennale vuole mettere in luce le produzioni artistiche che meritano maggiore attenzione, come l’arte indigena contemporanea in Brasile e in altre parti del mondo, o come l’arte dei Caraibi», afferma Crivelli Visconti, che aggiunge che lo spirito della Bienal è un’alternativa all’«incivile confronto che caratterizza la scena politica e sociale di questi ultimi anni».  Programma esteso a partire da febbraio, programma principale dal 5 settembre al 6 dicembre

26. Marina Abramović 

«Il pubblico è il mio specchio e io sono lo specchio del pubblico» afferma Marina Abramović. «Tutti hanno subito traumi, tutti si sentono soli, tutti hanno paura della morte, tutti soffrono». In altre parole: l’artista capisce cosa provate. Alcune delle opere più note di Abramović verranno “rimesse in scena” dai suoi protégé, fra queste The House With The Ocean View (2002), per cui aveva vissuto su delle piattaforme rialzate per 12 giorni in una galleria senza mangiare o parlare, o Imponderabilia (1977) per la quale l’artista e il suo compagno del tempo Ulay erano rimasti in piedi, nudi, nella stretta entrata della galleria. Dal 26 settembre all’8 dicembre, Royal Academy, Londra, UK

27. Prospect.5: Yesterday we said tomorrow

Il titolo di questa kermesse artistica si ispira all’album del 2010 del musicista jazz di New Orleans Christian Scott, Yesterday You Said Tomorrow. Gli artisti in mostra provengono dai Caraibi, dall’Africa e dall’Europa oltre che dagli Stati Uniti, ma questa è un triennale cha ha un’impronta particolarmente locale, con la Lousiana al centro, che vede la «storia come una forma di ossessione», dicono i direttori artistici Naima J Keith e Diana Nawi. Gli eventi si terranno in tutta la città, soprattutto in spazi pubblici. Dal 24 ottobre al 24 gennaio , New Orleans, USA 

28. Diversity United 

«È di importanza fondamentale rifare gli stessi errori per ricordare alle generazioni future quanto è grande la nostra stupidità», si legge nell’opera Mystical Protest (2011) di Slavs and Tatars. Settantacinque anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, e trenta dopo gli eventi rivoluzionari che hanno visto la riunificazione della Germania e la dissoluzione dell’Unione Sovietica, questa enorme mostra itinerante presenta lavori su temi pro-Europa realizzati dopo la caduta della cortina di ferro con un cast di artisti davvero stellare. Dall’11 novembre al 21 febbraio 2021, Tretyakov Gallery, Mosca, Russia, in programma tappe a Berlino e Parigi nel 2021



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Nella vicenda del divorzio tra Harry e Meghan dalla Royal Family, tra ipotesi ed illazioni, c'è una cosa che tutti danno come assodata: la responsabilità dei tabloid inglesi nel Megexit. La stampa britannica, infatti, ha letteralmente bersagliato i Duchi del Sussex, sempre ad alzo zero e senza mai tregua, inducendo la coppia addirittura a passare alle vie legali per chiedere, se non altro, giustizia di alcuni atteggiamenti che andavano ben oltre il diritto di critica e di cronaca.

Si potrebbe pensare che sia solamente una questione di percezione personale dei Sussexes, forse troppo "suscettibili" e, nel pensarlo, si sbaglierebbe. E di molto. A raccontare l'attuale stato delle cose ci ha pensato Buzzfeed che ha messo in parallelo 20 titoli delle maggiori testate britanniche mostrando come Meghan sia stata trattata, all'interno della Royal Family, come un'outsider poco gradita dagli atteggiamenti sempre criticabili.

A rendere questo assalto ancora più odioso, una sostanziale e concreta disparità di trattamento tra Meghan Markle e Kate Middleton: dove la prima è sempre nell'errore, la seconda pare quasi infallibile. E così, per il Daily Mail, Kate con le mani sul pancino in attesa di Louis è "tenera" mentre Meghan, nello stesso atteggiamento, per gli esperti potrebbe essere "orgogliosa, vanitosa, finta".

Meghan e KateBRITAIN-ROYALS-FOUNDATION
Meghan e Kate
CHRIS JACKSON

Per il Daily Express, l'avocado è la cura amorevole di William per le nausee di Kate mentre per l'altrettanto amato avocado di Meghan è "collegato agli abusi sui diritti umani". E via così: sempre per il Mail, il Natale passato da William e Kate con i Middleton è una "guerra tra nonne" mentre la medesima scelta di Meghan viene raccontata con la domanda "La Regina non meriterebbe di meglio di quest'assenza durante le festività?".

Meghan e KateTOPSHOT-BRITAIN-ROYALS-CHRISTMAS
Meghan e Kate
ADRIAN DENNIS

Per il Mirror, Kate indossa abiti perfettamente coordinati con quelli della Regina, mentre Meghan solo fa confusione fino al bouquet di nozze che può diventare oggetto di perfetta e tenera esegesi sulle pagine del Daily Express se tenuto da Kate ma può anche diventare ciò che ha messo a rischio la salute della Principessina Charlotte se si parla di quello di Meghan.

Meghan e KateTENNIS-GBR-WIMBLEDON
Meghan e Kate
OLI SCARFF

Sarebbe interessante capire, a prove provate, cosa volessero ottenere i tabloid con questo accanimento o se il loro scopo fosse davvero solo quello di mandare via Meghan dal tanto amato Regno Unito che loro hanno difeso puntualmente dall'invasione dei costumi statunitensi incarnati dalla Duchessa. Una difesa strenua a senza quartiere: un avocado alla volta.



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Dries Van Noten looked over the balcony at the boats tipping and swaying on the water in Antwerp’s harbour.

Even with the thin winter sun filtering through the windows on to the stacks of patterned fabrics in the Belgian designer’s studios, it all seemed a long way from the magical, hot-coloured fashion moment in Paris last September.

That was when Dries stunned the fashion world by secretly partnering with Christian Lacroix, drawing on the legacy of the former fashion designer, whose vision was soaked in the sunshine of the South of France, in contrast to the more down-to-earth Belgian designer.

The Dries Van Noten Spring/Summer 2020 show, created with Christian Lacroix, was presented at the Opéra Bastille during Paris Fashion Week in September 2019Dries Van Noten : Runway - Paris Fashion Week - Womenswear Spring Summer 2020
The Dries Van Noten Spring/Summer 2020 show, created with Christian Lacroix, was presented at the Opéra Bastille during Paris Fashion Week in September 2019
Richard Bord

There were many things to talk about with Dries on his home territory. I wanted especially to learn more about his recent switch to partial ownership by Puig, after Dries, now 61, sold a majority stake to the Spanish-based, family-owned company, famous for its fragrance and beauty products.

But I had to start our conversation with that magical – and unexpected – collaboration. What had inspired this most unlikely fashion marriage with Lacroix?

“Fashion has to reflect what is happening in the world, but that isn’t getting much nicer, and we have to give people a remedy – a kind of cure,” Dries explained. “The way you dress can make you stronger; you can express things and find fun in life even when the world is grim. So we explored that kind of exuberance and fun, dressing up with ruffles and organza ribbons. That was the story I wanted to tell when I saw pictures from couture collections by Lacroix. But I had to ask, ‘Is it inspiring? Is it the right moment? Did it age well? Is it relevant? Are there interesting things to take from it?’ That’s the fun part of my job.”

This week, the first of the Dries Van Noten Spring/Summer 2020 collection goes on sale – at the same time that the designer is showing his Autumn/Winter 2020 menswear collection in Paris.

The story of the Lacroix collaboration started with the Belgian designer undertaking extensive research before contacting Lacroix himself. “We began the project without him, to see how far it could go,” Dries said. “I didn’t want it to become some sort of homage. It had to be something real that could make reference to his collections – polka dots, historical jacquards, the things that he used a lot – but still keeping it a Dries Van Noten collection, so it doesn’t become a relic, a homage or a knock-off. But there was also my identity, my fun, my vision.”

Dries said he was “too star struck” to approach Lacroix directly, so he contacted him digitally. The reply was “Yes!” And the unexpected melding of clean white trousers with baroque prints, flowers and feathers, puffs of fabric tinged with Lacroix’s inimitable painterly colours, was one of those unforgettable “fashion moments”.

Together the designers looked at the New Romantic era, that eccentric and flamboyant street style that came after Punk in the early Eighties. Lacroix himself, after a decade of swapping fashion for ballet and theatre costumes, was enchanted by this dip into the Dries universe.

"Of course I love his world very much and I am an admirer of his mixing and matching colours and printing. I was sometimes very jealous of his being able to do this with such subtlety,” Lacroix admitted. “I was curious and sure that we would have these territories in common.”

The Dries Van Noten Spring/Summer 2020 collection, in collaboration with Christian LacroixDries Van Noten : Runway - Paris Fashion Week - Womenswear Spring Summer 2020
The Dries Van Noten Spring/Summer 2020 collection, in collaboration with Christian Lacroix
Richard Bord

The two artistic designers had a secret meeting at the Paris headquarters of Puig on the Champs Elysées, which was attacked in the gilets jaunes (“yellow vest”) riots. But the two creatives carried on.

“Dries showed me the mood board and I said to myself, ‘They don’t need me!’” Lacroix said. “They already had everything – the 15th century, the tiger print, and Dries had this beautiful idea with the black ribbons on white. I was touched by his modern approach and the way he expressed it on the mood board. It was chemistry at first sight.”

The Christian Lacroix x Dries Van Noten Spring/Summer 2020 collection touched on the Eighties' crossover between Punk and the New RomanticsDries Van Noten : Runway - Paris Fashion Week - Womenswear Spring Summer 2020
The Christian Lacroix x Dries Van Noten Spring/Summer 2020 collection touched on the Eighties' crossover between Punk and the New Romantics
Victor VIRGILEThe Antwerp Atelier

I sat down with Dries in Antwerp, on a long table in front of a collection of men’s sweaters in bright colours. I asked how it had been possible to keep the secret of Lacroix’s participation in the collection.

“Christian came once a month, so he was here six or seven times to work on the collection,” Dries explained. “It was equally stimulating when he wasn’t here because of the work in the atelier for the pattern makers or embroidery people. We would all look at the pattern for a ruffled skirt and say, ‘Maybe it should become a little bigger, with more ribbons, more fabrics, more everything’ – especially with the bold, shiny and brash colours.”

Keeping the secret was a complicated process, with buyers who came before the show being asked to sign an NDA (non-disclosure agreement). In the gossipy fashion world, the fact it remained a surprise seems miraculous.

“The collection is quite broad but it is still very Dries,” the designer said. “It’s not that there are only skirts with 25 metres of fabric and another 15 of ribbons. But we do include beautiful replicas of 18th-century jacquards woven by hand in Lyon and then sent to India for 300 hours of embroidery. On the other hand, we scanned the same jacquards and printed them on T-shirts, which we retail at 150 Euros. So there is a balance.”

Lacroix admitted to some nervous moments. “At one point I was very frightened when Dries showed me some shiny fuchsia satin or a bullfighter jacket. ‘No Dries, no!’” the French designer remembered saying. “I was afraid of a caricature, but the way he did it at the end was such an experience. I made a friend. We are much closer than I expected!”

Christian Lacroix x Dries Van Noten Spring/Summer 2020Dries Van Noten : Runway - Paris Fashion Week - Womenswear Spring Summer 2020
Christian Lacroix x Dries Van Noten Spring/Summer 2020
Victor VIRGILE

Were there any stumbles? “When Dries says, ‘Mmm… Pourquois pas – Why not? – that means no!,” Lacroix recalled.

Business Partners and Creative Collaborators

In the Dries Van Noten waterside building in Antwerp, the showroom was filled with future collections, while some storage areas revealed past inspirations. The designer told me that almost his entire business was in selling clothes, not accessories – something of a wonder in the current fashion industry, which still relies so much on footwear and handbags.

I left the studio for the city centre, with its Medieval and Renaissance buildings, its diamond-cutting area, and the imposing Dries Van Noten corner boutique. There, I saw a few of the new Lacroix designs among the colourful patterned pieces from the Autumn/Winter 2019-2020 collection.

I wondered if part-ownership by Puig, which already has Carolina Herrera, Jean Paul Gaultier and Paco Rabanne on its “prestige” list, would alter the Dries vision or structure.

Puig seems to be moving at a snail’s pace as it creeps towards opening stores “in New York and Shanghai”, as one executive suggested, while José Manuel Albesa, President of Brands, Markets & Operations, insisted that the gossip about Dries opening in Manhattan’s Chinatown was not accurate.

The original announcement in Barcelona in 2018 stated that Puig would become the majority and Dries the minority shareholder, but that he would continue as Chief Creative Officer and Chairman of the Board. The company is a third-generation family-owned fashion and fragrance business with projects in more than 150 countries, so it might be expected to be a force of energy.

The designer himself does not think that the Puig pace is leisurely. “It’s moving forward, it’s not being slow,” Dries said of the relationship with Puig. “You can look at it from a positive or negative angle. I think it is too easy for a fashion company to create buzz, to make a lot of noise, to open doors, to launch other elements such as pre-collections. Especially now, in the time of the Internet and social media, buzz is created quickly – but it is not something that interests me. I want something with a very sound foundation. Then, when the day comes when I say I am going to slow down, the next team will be here, ready to do things.“

“In this building we have 120-130 people, and then we have Paris and other places,” Dries continued. “We have manufacturers and embroiderers in India, and when I realised that, I thought about how I could see the future. We have a DNA that is strong enough that when I stop, maybe there is continuation. We started to look around for a possible partner to make us grow from small to big to give us structure to do e-commerce or go to China, which for us is a virgin market.”

“I know very clearly where I want to go, and as I have time and Puig has time, it’s a good thing.”

I asked Dries whether he believed in his heart that day would come? “I think so,” he said. “I don’t know when. I still love my job and there are more days that I really want to go to the office than I want to stay home.”

A Rural Retreat

By the evening, we had moved to Dries’ heartland – the big country home outside Antwerp that he shares with his partner Patrick Vangheluwe and new dog, Scott, to replace a dear departed hound. Even in mid-winter, the house seemed to be filled with greenery, and the noble interior, with its big paintings and historic furniture, felt as if it had always been just like that; while in the garden, the spreading trees were perhaps always that high and the tangles of winter flowers always about to burst into bud.

I asked Dries, who was brought up at a Jesuit school, if he felt very much grounded in Antwerp, and what that meant to him and his work.

“Antwerp has always been a crossroads for people of different religions and influences,” the designer said, referring to the city not so much as the centre of “the Low Countries”, but as “the capital of the kings of Burgundy”.

“You have the whole Protestant/Calvinist side from Holland,“ Dries said, “But this atmosphere never crossed the border with Antwerp. It’s always enjoyed the good life.”

Christian Lacroix x Dries Van Noten Spring/Summer 2020Dries Van Noten : Runway - Paris Fashion Week - Womenswear Spring Summer 2020
Christian Lacroix x Dries Van Noten Spring/Summer 2020
Richard Bord

I had previously asked Dries what he felt he had gained from the unexpected influence of Lacroix. “For me, it was not strange to work with somebody else,” Dries said. “On the contrary, it was liberating, because Christian pushed us to forget all the words like ‘relevant’, ‘contemporary’, ‘modern’, ‘fashionable’. All those things that didn’t matter.”

So will there be a post-marriage honeymoon between this fashion couple? Neither designer envisages a re-run of the Spring/Summer 2020 shows and Lacroix has returned to designing for the stage.

But like all moments of enchantment, the unlikely collaboration has left a sprinkling of magic.



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Il denim di Stella McCartney non è "solo" sostenibile ma anche compostabile

La nuova linea denim di Stella McCartney sceglie la tecnologia italiana di Candiani per realizzare i suoi primi jeans stretch biodegradabili: la rivoluzione risiede nei filati, tutti di origine vegetale che permettono di realizzare un tessuto denim 100% compostabile.

Con il brevetto COREVA®, Candiani lavora il cotone organico avvolgendolo attorno ad uno strato di gomma naturale e creando un tessuto privo di plastica e microplastica. Sostituendo i normali elastomeri, sintetici e derivanti dal petrolio, con un nuovo elemento progettato ad hoc, Candiani ha creato un innovativo tessuto stretch denim biodegradabile, senza compromettere l'elasticità. L'idea abbraccia la visione moda della stilista britannica, da sempre attenta e sensibile alle novità nel campo sostenibilità.

A questo si aggiunge la tintura intelligente, che permette di ampliare la gamma di denim nel pieno rispetto della natura: la Kitotex® Vegetal è un ingrediente biodegradabile brevettato e ricavato da funghi e alghe marine,e qui viene utilizzato come sostituto di agenti chimici, amidi, fissanti e alcool polivinilico (PVA) e la tecnica Indigo Juice che mantiene l'indaco sulla superficie del tessuto. Entrambe le tecnologie riducono il consumo di acqua, energia e sostanze chimiche utilizzate nei processi di tintura e lavanderia.

La linea in denim biodegradabile di Stella McCartney è composta da 10 items declinati in più stili, disponibili in store da Maggio 2020.



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